Domenico Cella, Partito democratico: riflessioni sulle regole per l’elezione del 14 ottobre
Domenico Cella
Partito democratico: riflessioni sulle regole per l’elezione del 14 ottobre
10 settembre 2007
Auguro ogni bene al nuovo Partito democratico, per se stesso e per l’intero sistema politico italiano, attendendo che anche nel centrodestra si produca qualcosa di simile, una vera e propria emulazione a chi fa meglio per dare compiutezza al bipolarismo italiano. Espandendo naturalmente la partecipazione democratica, che sappiamo tanto preziosa per dare un senso e un sicuro avvenire ad ogni prospettiva di governabilità del sistema politico-statuale.
Intendo per l’appunto esaminare alcune regole che presiedono all’elezione del 14 ottobre prossimo, chiedendomi se aiutano o no la formazione di un nuovo soggetto politico “grande” ma anche “democratico”.
Quel giorno verranno eletti i componenti dell’Assemblea costituente nazionale del nuovo partito e il suo primo Segretario (ma anche le prime assemblee e i primi segretari regionali).
Un apposito Regolamento recita che l’assemblea nazionale approva il Manifesto e lo Statuto del Partito e soprattutto “assolve ad ogni altra funzione attribuitale dalle norme transitorie e finali dello Statuto”. Insomma, potrà fare moltissimo, a sua discrezione.
Potranno partecipare al voto, sia per l’Assemblea sia per il Segretario, tutti i cittadini italiani che al 14 ottobre abbiano compiuto sedici anni.
E’ una grande novità: a parte i sedici anni, non votano corpi “scelti” di cittadini come gli iscritti o i soci (dei partiti che si fondono) ma ogni cittadino simpatizzante che desidera partecipare. Non è chiaro se questa libertà di voto (attivo) ci sarà anche in seguito, o se invece la partecipazione al voto del 14 ottobre varrà a precostituire la base dei futuri iscritti o soci, che anno per anno verrebbero poi chiamati a confermare l’adesione. Dal punto di vista della libertà di voto attivo, comunque, il nuovo partito parte bene, con una decisa innovazione.
Si può dire altrettanto dal punto di vista della libertà di voto passivo? Della libertà cioè di candidarsi?
Secondo il Regolamento adottato, ci si candida all’Assemblea nazionale tramite liste da presentare nei territori dei vecchi Collegi uninominali (quelli in vigore sino alle penultime elezioni politiche).
Le liste sono bloccate e l’attribuzione ai singoli candidati dei seggi conquistati dalla lista avviene secondo l’ordine di candidatura. Sospendo il giudizio sulla mancanza di preferenza/e.
Mi ha colpito un’altra ben più rilevante circostanza: ogni lista deve necessariamente indicare la persona sostenuta come candidato alla carica di Segretario nazionale; quest’ultimo dichiara di accettare la lista o la lista non può essere presentata.
In concreto, un gruppo di cittadini può promuovere una lista all’Assemblea solo diventando partigiana di questo o quel candidato Segretario e ottenendo il suo gradimento.
Si potrà osservare, in concreto, che difficilmente un candidato Segretario in cerca di voti si rifiuterebbe di accettare una lista: obietto che i nostri politici sono lontani, lontani e che entrare in contatto con loro è un problema per tutti; che ogni esponente politico di un certo rilievo ha già una propria corte esclusiva, che con qualche problema accetterebbe nuove inclusioni (una o più liste del territorio che, pur sorte spontaneamente, volessero condividere i favori del laeder coi suoi supporters già consolidati).
Ma soprattutto conta la piegatura del processo di mobilitazione politica: l’Assemblea nazionale del nuovo partito non sarebbe in qualche modo, almeno in parte, creazione propria dei cittadini elettori simpatizzanti, ma ancora una volta creazione di leaders, che nel nuovo partito riproducono le proprie cordate di fedeli.
Il numero dei elettori votanti non è qualificativo, da solo, di un processo democratico di mobilitazione politica: tanti elettori votanti sì, ma per confermare una volontà e un potere già dati, non per ispirarli,oinfluenzarli e condizionarli ed eventualmente modificarli.
Poco conta poi, anzi, conta in peggio, che quel potere già dato sia anche un potere “diviso” (tante liste di capi collegate ad un unico candidato Segretario per controllarlo).
Specialmente in un momento costituente, mi sarei aspettato ben altra fiducia nella spontaneità della società e dei territori: dove sono le associazioni, i movimenti, i gruppi che sembravano in un primo momento volersi autonomamente mobilitare in una grande prova di democrazia politica? Ci si può stupire della loro assenza?
Sembrerebbe non ci sia vera libertà di voto passivo (di candidatura) nemmeno per gli aspiranti Segretari, almeno quelli che non dispongano già di una rete consolidata di supporters.
Recita il citato Regolamento: “ le schede…contengono una colonna per ciascuna lista, all’interno della quale sono presenti, nell’ordine, dall’alto in basso, i nominativi dei candidati di collegio, preceduti dal candidato alla carica di Segretario nazionale sostenuto dalla lista”. Basterà apporre un segno entro una colonna per indicare sia la lista sia il Segretario preferiti.
In base a tale disposto gli elettori del 14 ottobre non si troveranno in mano due schede, una con l’indicazione dei candidati a Segretario nazionale, l’altra con le liste (sia pure collegate a un candidato Segretario) per l’Assemblea nazionale. Di conseguenza, i candidati a Segretario potranno essere votati solo nei Collegidove esista, dove siano riusciti a creare una lista ad essi intestata (mobilitando candidati di lista, raccogliendo le normali firme di sostegno, ecc.)
Da questo punto di vista per alcuni aspiranti Segretari del 14 ottobre non c’è proprio storia: i loro consensi potenziali in giro per il paese non verranno nemmeno contati; per altri potrebbero non venire contati in alcune zone del paese
Assemblee e Segretari regionali vengono eletti con gli stessi meccanismi illustrati per l’Assemblea e il segretario nazionali (la scheda è però diversa).
P.S. Sarebbero preziosi contributi di arricchimento e anche valutazioni e motivazioni difformi.
Contenuto proveniente dall’archivio del sito storico dell’Istituto De Gasperi.